
Pesanti nubi
carichi di neri presagi
si addensano all’orizzonte
della vita umana.
Con passo felpato
e taciturno,
mentre il Principe Prospero
gozzoviglia divertito
nelle sue ampie stanze
attorniato
da miriadi di cortigiani,
la morte rossa
si fa strada
senza essere vista
da nessuno dei festanti.
Allo stesso modo,
nel mondo di oggi,
non ci accorgiamo
di segnali allarmanti
che avanzano
e si fanno largo
quali nefasti messaggeri
di lutti e rovine:
la fame,
la povertà,
le malattie,
l’angoscia,
il pericolo delle guerre
che incombono,
la morte…
la maschera della morte rossa
di Edgar Allan Poe.
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Mi avvicino impaurito
al ponte dell’immortalità,
tremendo e maestoso
nel suo tetro significato,
e un turbinio di interrogativi
mi pervade subito l’anima,
allorché sento spaventato
le grida delle anime dannate
che si contorcono
giù nell’abisso sottostante.
Davanti al suo ingresso
un’enorme porta d’acciaio
ne chiude l’accesso,
mentre ai due lati
mostri immondi
dalle cento teste
stanno a guardia,
affinché nessun umano
possa percorrere il ponte
e pervenire all’immortalità.
Vengo subito bloccato
e ammonito
di ritornare
sui miei passi.

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Nella porta
socchiusa
un braccio teso
impugna
una pistola.
Ignaro
piange
l’innocente
mentre
la morte
gli trapassa
il cuore.
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