
Un angolo lì nel buio
nasconde il passato.
Di là,
oltre la finestra,
nella luce,
il domani.
Mai giungerà il sole
in quell’angolo buio.
..qualcuno potrà però portarvi
il chiarore di una candela.
Come in una soffitta polverosa,
rovistando tra vecchi oggetti dimenticati,
il passato si illumina
davanti ad una foto ingiallita
e ritorna presente.
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E’ morto,
se ne andato d’un colpo,
mentre lavorava la terra,
con l’arteria femorale tranciata
dai cingoli rimasti in moto.
La vita gli si è disciolta
nel sangue uscito copioso
dalla ferale ferita.
La moglie disperata,
la madre e i fratelli
non si danno pace,
sembra tutto un sogno,
ma è un fatto vero.
Mai più potranno abbracciarlo,
mai più potranno parlarci;
solo il ricordo potrà farlo rivivere
nella memoria dei cari.
I ragazzini affranti
e ignari della tragedia
osservano il padre morto
con gli occhi su di lui fissi;
non si rendono ancora conto
di quello che è accaduto.
Ma quando chiuderanno di sera la porta
e per mesi e anni
non rivedranno più l’amato padre,
di sicuro saranno presi dalla scoramento
e malediranno quel 26 di Aprile
e quella terra per la cui coltivazione
è deceduto lo sfortunato genitore.
In Chiesa il prete
quasi si è messo a piangere,
ha interrotto per lunghi secondi l’omelia;
anche a me sono uscite due lacrime,
lo conoscevo,
una persona integra e onesta,
un grande lavoratore,
attaccato alla famiglia
e tutto per la famiglia.
Gesù è venuto
per momenti come questi,
dice il prete,
per insegnarci
che questa vita è un passaggio,
in quanto ci attende
la vera vita,
quella eterna.
Bellissime parole,
che consolano l’animo
di chi lo ha amato e conosciuto,
ma a fine messa
nella Chiesa quasi tutti piangono,
non si spiegano una morte così improvvisa,
e allora tra me e me
mi faccio un esame di coscienza
e concludo in silenzio:
la vita è un sogno,
polvere,
nulla,
cenere al vento,
che dispare all’improvviso
quando meno te lo aspetti.
Saluti
Vipom
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Voglia di amare,
come folle ebbrezza del vivere.
I nostri desideri:
rocce bianche cui aggrapparsi
nei mille naufragi della vita.
I nostri sogni:
leggeri e fragili come ali di farfalla.
La nostra realtà:
dura come marmo,
pesante come piombo.
Riuscirà mai una farfalla,
a librarsi in volo
legata ad un macigno?
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Esiste nel Vangelo di Marco la narrazione di un miracolo di Gesù davvero strano e misterioso, un miracolo pieno di dettagli curiosi e inquietanti che debbono far riflettere. Si tratta della guarigione di un sordomuto e si trova precisamente al Capitolo 7, versetti 31-35.
Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.