Quando Dio fece l’Eden per Adamo ed Eva, uno degli Angeli più vicini a Dio, l’Arcangelo Michele, si narra gli disse che forse era meglio lasciare l’Albero della Vita e togliere invece quello della Conoscenza del Bene e del Male.
“Perché mettere alla prova quei due bonaccioni di Adamo ed Eva? Perché spingerli al peccato? D’altronde ti dò ragione, ma almeno fai sloggiare da questo giardino il nostro acerrimo Nemico, il Serpente diabolico che ha una tana da queste parti. Perché non lo cacci via? In tal modo Adamo ed Eva avrebbero la possibilità di scegliere da soli se mangiare dei frutti dall’Albero della Vita o da quello della Conoscenza del Bene e del Male”.
Il ragionamento dell’Arcangelo Michele era abbastanza preciso e inappuntabile, tanto da aver messo in difficoltà persino il Supremo, ma questi non si scoraggiò e rispose secco: “Una tana? Io non conosco nessuna tana. Dimentichi che il Serpente è puro spirito e può materializzarsi ovunque. Togliere l’albero della perdizione!? Ma non ci penso neppure!! Come farei ad essere sicuro che mi amano?”.
“Ma come ti potrebbero amare se tu sai già che peccheranno? Dimentichi che sei onnisciente.” rispose l’Arcangelo.
Qui comparve inaspettatamente il Serpente che disse: “E’ inutile che vi accapigliate, tanto Adamo ed Eva me li pappo lo stesso, qualunque cosa facciate per impedirlo”.
E così dicendo scomparve in una risata beffarda.
Saluti
Vipom
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Esiste nel Vangelo di Marco la narrazione di un miracolo di Gesù davvero strano e misterioso, un miracolo pieno di dettagli curiosi e inquietanti che debbono far riflettere. Si tratta della guarigione di un sordomuto e si trova precisamente al Capitolo 7, versetti 31-35.
Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
[Vipom] C’è un avvenimento nel Vangelo che mi ha sempre colpito per la sua diciamo gratuità. Mi riferisco al miracolo del fico maledetto. Nel Vangelo è scritto che <<La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: “Non nasca mai più frutto da te”. E subito quel fico si seccò. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: “Come mai il fico si è seccato immediatamente?”. Rispose Gesù: “In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete”>>.
Leggendo attentamente Luca 7,11-17 sovvengono delle riflessioni basate su interpretazioni leggendarie ed eterodosse che debbono venire prese in considerazione, in quanto questo presunto avvenimento “miracoloso” potrebbe essersi svolto secondo modalità assai diverse da come viene raccontato.
Il passo citato recita in questo modo:
In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano strada con lui i discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: “Non piangere!”. E accostandosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Giovinetto, dico a te, alzati!”. Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo”. La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione.
Giuda era uno dei discepoli più acculturati e intellettualmente avanzati, stava sempre accanto a Gesù ed era gelosissimo del Maestro, tanto che gareggiava spesso con Pietro per chi dovesse essere il primo. Tuttavia, man mano che seguiva i discorsi e i miracoli di Cristo, a poco a poco un dubbio diabolico andava insinuandosi nella sua testa, che cioè la figura del Nazareno, pur assai portentosa in quanto a saggezza e potenza sovrumana, in realtà mancasse di qualcosa…una sorta di leggera lacuna nelle sue potenzialità semidivine.
Passò mesi e mesi a riflettere su questa mancanza, non dandosi pace né il giorno né la notte, tanto che a volte Gesù, impietosito da questi tarli, lo prendeva in disparte e gli chiedeva qualcosa in merito, ricevendone in cambio strane allusioni a quelle che il discepolo definiva “speranze deluse”. Alla richiesta di Cristo se per caso si riferisse a lui, Giuda era solito rispondere che non era così, si riferiva a se stesso, alla sua incapacità di capire fino in fondo il suo messaggio.